CARDIOPATIE CONGENITE: PRIORITà SANITARIA DEL MILLENNIO
Un vicentino, Alessandro Frigiola, mette insieme Africa e America del Sud per lottare contro la cardiopatie congenite e salvare migliaia di bambini del Terzo Mondo. La dichiarazione di Maspalomas, firmata da rappresentanti di 23 nazioni nell’isola di Gran Canaria entra nella storia dell’organizzazione sanitaria internazionale. La notizia rimbalza sui media di tutto il globo. I punti salienti dell’accordo sono tre. Il primo è di promuovere strategie per lo screening e il trattamento delle malattie cardiache che colpiscono i bambini nei paesi in via di sviluppo. Il secondo è di far nascere a Las Palmas – dove, fra l’altro, con il suo staff composto da Alessandro Giamberti e Raùl Abella, nel giro di un anno ha trasformato l’ospedale di Las Palmas in un centro di eccellenza per le cardiochirurgia infantile - un centro di riferimento per l’Africa dell’Ovest in cui operare i bambini e aggiornare i medici, affiancato da un segretariato permanente che coordinerà le associazioni di solidarietà. Il terzo è di favorire accordi fra i firmatari del patto di Maspalomas per affrontare in modo globale l’emergenza-cardiopatie. Da una parte paesi come Tunisia, Guinea Bissau, Senegal, Costa d’Avorio, Marocco, Camerun, Libia, Siria. Dall’altra Venezuela, Paraguay, Costarica, Guatemala, El Salvador, Repubblica Dominicana. Il collante è Frigiola con la squadra del Policlinico S. Donato e l’Associazione bambini cardiopatici nel mondo da lui fondata nel 1992. “E’ un avvenimento straordinario – spiega Frigiola – perché segna l’inizio di una collaborazione fra governi, associazioni umanitarie, università, istituti scientifici e medici per sensibilizzare paesi e opinione pubblica su un problema sanitario a lungo misconosciuto come le cardiopatie congenite che da sole rappresentano la prima causa di morte delle malformazioni. Oltre 4 milioni di bambini e ragazzi sono in attesa di un intervento che li salverebbe ma che non verrà mai, e ogni anno si aggiunge un milione di nuovi casi. I genitori bussano alle nostre porte perché nei loro paesi manca tutto e i loro figli non possono essere curati”.
Dopo 35 anni di cardiochirurgia pediatrica e più di 10 mila interventi, di cui mille effettuati nel corso delle 140 missioni effettuate all’estero, Frigiola lancia un’operazione che si allinea a quel “Progetto Cuore”, con cui, anche grazie all’Expo di Milano, conta di aprire un centro cardiochirurgico in 15 paesi africani dell’area sub-sahariana. E lo fa al termine di un convegno alle Canarie, diretto da Mario Carminati del S. Donato (uno dei primi 5 cardiologi pediatrici al mondo), in cui ha riunito luminari come il francese Daniel Sidi e l’inglese Marc De Leval, il coordinatore di Euromed del ministero del welfare Giuseppe Salamina, e alcuni esponenti delle principali sigle di solidarietà internazionale: Carlo Giacoma (Save Children’s Life), Flavia Guidetti (Unicef del Senegal), Juan Manuel Suarez del Toro Rivero (Croce Rossa spagnola), Iole Pinto (Solidarity Initiatives Association), Thomas Pezzella (International Children’s Heart Fund). “A Bissau – spiega August Bidonga pediatra della Guinea – abbiamo un ospedale senza apparecchiature. Ci sono 115 letti per i bambini ma non abbiamo neppure un otoscopio. Non c’é un monitor. Non ci sono garanzie igieniche per partorire e essere operati. Abbiamo una mortalità di 225 bambini su 1000 nel primo anno di vita. Muoiono di malaria, denutrizione, aids, malattie congenite al cuore. Alcuni bambini li mandavamo in Portogallo ma alcuni aspettavano anche un anno e morivano prima di essere operati. Ora non li prendono più perché le mamme non volevano più tornare indietro. Aiutateci”.
Franco Pepe
